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il risveglio delle tenebre

I CAPITOLO: Addio, mia terra natia


Vento... Solo vento in quel momento soffiava nella pianura...
Fischiava sinistramente, regalando accordi sinistri, spettrali... Accordi lamentosi... Accordi di morte...
Un uomo, ritto dinanzi ad una tomba, sfidava senza paura la forza possente del vento...
Era un giovane di circa 27 anni, alto, snello, ma muscoloso...
Corti capelli biondo cenere incorniciavano un viso dalla pelle chiara, ma non pallida, illuminato da due occhi azzurro cupo carichi di tristezza e solitudine... Occhi che recavano il segno di una profonda sofferenza... Una lunga e profonda sofferenza...
Un lungo mantello bianco copriva le sue vesti e ondeggiava al vento, conferendogli un'aria strana, quasi da eroe solitario....
Il ragazzo rimase immobile a osservare il cielo... Era tutto come 12 anni fa...
Riapparvero nella sua mente le immagini di quel maledetto giorno... Le ultime raccomandazioni del suo maestro, Ogai..L'uomo che per lui era stato un padre... Poi l'attacco fulmineo di un nemico che non aveva potuto vedere, a causa della benda che il maestro gli aveva imposto... Un attacco che era riuscito a schivare... Poi il suo contrattacco... Aveva utilizzato il colpo della Croce di Nanto, uno degli insegnamenti del suo maestro...
In quel momento la felicità aveva inondato il suo giovane animo... Una felicità che, be presto, avrebbe lasciato spazio alla più cupa disperazione...
Si era avvicinato al corpo del nemico... E aveva riconosciuto immediatamente i lineamenti del suo amato maestro...
Una sofferenza atroce in quel momento si era impadronita del suo animo... Perchè?Cosa aveva spinto il suo maestro a morire in quel modo?
Aveva accolto tra le braccia l'ultimo respiro dell'uomo che, per lui, era stato come un padre...
Due lacrime, in quel momento, scesero dai suoi occhi azzurri, simili a due abissi marini... Anche mentre stava morendo, Ogai aveva avuto delle parole dolci per lui... Non gli importava di avere perso la vita per mano del suo allievo, di colui che amava come un figlio...
"Già... Come un figlio... " sussurrò il ragazzo tergendosi con un gesto nervoso le lacrime che gli solcavano le guance... Perchè era accaduto questo? Perchè, per diventare un forte combattente della Sacra Scuola di Nanto, aveva dovuto uccidere la persona che più amava al mondo?
Rimase per un po' immobile, in preda ai suoi pensieri...
Poi rialzò la testa... No... Non doveva lasciarsi abbattere in quel modo... Lui era un guerriero... E i guerrieri... Non si lasciano sopraffare dall'onda dei sentimenti... I guerrieri sono creature che non conoscono nè bene nè male... Agiscono solo per se stessi... Per il piacere di combattere... I guerrieri agiscono solo per la loro essenza di uomini dediti ad Ares, feroce e possente signore della guerra...
E lui avrebbe agito così... Non più bene, non più male... Oramai solo per se stesso avrebbe agito, ... Solo per la sua essenza di guerriero...
"Già... Non ci sarà più bene, non ci sarà più male per me... Solo l'odore delle battaglie... L'odore tetro della morte... "disse con tono deciso...
Rimase per un po' immobile sulla tomba del suo maestro, poi si girò e si allontanò lentamente da quel luogo... Non poteva restare nel posto in cui avrebbe potuto ricordare il dolore che aveva provato vedendo morire tra le braccia il suo maestro... Oramai si stava avviando verso la sua nuova vita... Una vita dedita ad Ares, signore della guerra... Una vita immersa nel tetro odore della morte...


II CAPITOLO: La lotta nell'arena


Camminava..Avvolto nel suo ampio mantello bianco, simile ad un fantasma... Il fantasma di un guerriero senza emozioni, pronto a schiudere le sue ali di fuoco e ad avvolgere i suoi avversari con la forza di una fenice ardente...
Improvvisamente un rumore attirò la sua attenzione... Confuse grida di comuni mortali che vivono solo per le loro passioni, per i loro affetti...
Vide dinanzi a sè una folla immensa, variegata... Uomini e donne, di diversissime età...
"Cosa succede?"domandò rivolgendosi ad una donna.
"Straniero, non lo sai? Il nostro signore, Kirtal ha indetto una gara nell'arena.." rispose la donna..
"E voi dovete andare a vederli?" domandò il giovane.
"Certamente... " rispose la donna e, subito, scomparve nella folla anonima...
"Seguiamoli... " decise in poco tempo il giovane e, immediatamente, senza farsi notare seguì la folla.
Poco tempo dopo arrivarono in un'anfiteatro simile a quello che i romani costruivano nelle città del loro impero per il divertimento di un pubblico urlante...
Immediatamente l'anfiteatro fu colmo in ogni ordine di posti...
Dopo qualche minuto di attesa apparve un uomo alto, grasso, vestito con una tunica orlata di rosso e con in testa una corono d'oro, circondato da alcune splendide fanciulle nude e due ragazzi giovanissimi.
"Come? E quella sottospecie di idiota sarebbe il loro signore?" si domandò il ragazzo meravigliato... Più che un capo, gli sembrava un uomo gaudente e senza energia, il cui unico scopo era godere della vita...
"Lode al nostro signore Kirtal!!"urlarono ad un tratto alcune delle guardie presenti nell'arena.
"Lode a Kirtal il magnifico!!!"urlarono le persone presenti nell'arena con tono servile...
Per qualche minuto un silenzio di tomba calò sull'arena.
"Bene, miei amati sudditi... Oggi assisterete all'esecuzione di alcuni malfattori che minano la sicurezza dello stato... "disse ad un tratto Kirtal con un sorriso da idiota, che fece venire il voltastomaco al giovane... Come poteva un essere così insignificante avere il potere assoluto sulle persone?
"Perfino un idiota capirebbe che questo imbecille sta mentendo... " si disse con un sorriso beffardo...
"Che inizino le esecuzioni... " urlò Kirtal.
Immediatamente, da alcune porticine nascoste dell'arena, apparvero cinque uomini malnutriti e pieni di tristezza... Di certo uomini che non erano banditi...
"E quelli sarebbero malfattori?"si domandò il ragazzo... Qui c'era qualcosa che di sicuro non quadrava... Beh, era inutile perdere la testa in supposizioni senza senso... Lo avrebbe scoperto presto... E avrebbe anche avuto l'occasione di misurare la sua forza... Di comportarsi da guerriero... da vero guerriero...
Ad un tratto, dalla porta principale dell'arena, apparve un uomo alto, muscoloso, con dei capelli legati in due ridicoli codini e vestito con un'armatura simile a quella di un guerriero greco durante le guerre persiane.
"Bene... combattete... " ordinò l'imperatore...
"Ma che idiota... Come si può definire combattimento uno spettacolo del genere?" si disse il ragazzo ridendo...
Quasi subito il guerriero muscoloso trasse dall'armatura due enormi bastoni chiodati e, immediatamente, li schiantò contro i cinque, uccidendoli sul colpo...
"E questo è il destino che attende i guerrieri che si oppongono a me... Ah!Ah!Ah!" rise Kirtal.
"Chi vuole sfidare Kojiam, il più forte campione di Kirtal... " chiese una delle guardie.
Silenzio... Il silenzio di chi non vuole morire senza un perchè, ucciso per soddisfare il sadismo di un uomo senza scrupoli...
"Beh, ci proverò io... " disse il giovane...
"Come?Ne sei sicuro?" domandò una guardia e scoppiando a ridere... E' vero, doveva ammettere che quello strano giovane con il mantello bianco era robusto... Ma come avrebbe potuto combattere contro un mostro come Kojiam?
"Questi non sono affari che ti riguardano... " rispose il ragazzo scendendo nell'arena e preparandosi a lottare...
Presto altro sangue avrebbe nutrito quell'avida e arida terra di morte...


III CAPITOLO: Verso un'altra battaglia


Per qualche minuto un silenzio tombale, carico di tensione, calò nell'arena.
"E tu saresti il mio avversario? Non farmi ridere, non hai nessuna speranza di battermi!!" esordì ad un tratto Kojiam ridendo... Come poteva un giovane che, a confronto suo, sembrava quasi un bambino, batterlo?
"Questo lo credi tu... La tua abilità combattiva è nulla in confronto alla mia... Sei come una formica confrontata con un leone!" rispose il giovane con una risata beffarda, una risata che fece arrabbiare ancora di più il suo avversario... Come poteva un microbo come lui parlare in maniera tanto sfacciata?
"Non ti sopporto più moscerino!! Muori!!" urlò Kojiam e, immediatamente, si scagliò contro il guerriero con il mantello bianco, tentando di colpirlo con le sue mazze.
"Patetico... " rispose il giovane.
Un salto... Un elegante salto simile a quello di un uccello... Un uccello di fuoco... Un'elegante fenice che si librava nel cielo... Confondendosi con il sole...
Quasi subito apparve sul corpo di Kojiam un taglio a forma di croce... Sinistro marchio di morte...
Per qualche minuto l'uomo rimase in piedi e fece qualche passo ondeggiante, simile a quello di un ubriaco, poi cadde al suolo con un tonfo sordo...
Il giovane fissò il suo avversario... Un altro che era caduto sulla sua strada di guerriero... Di guerriero dedito ad Ares, feroce dio della guerra...
"Sei un ottimo combattente... Perchè non diventi una mia guardia del corpo?" domandò ad un tratto una voce nasale...
Il guerriero si voltò e vide dinanzi a lui Kirtal, il signore della regione... lo fissò... Come poteva un tale idiota pretendere che lui divenisse una sua guardia del corpo?
Movimenti rapidi... Ma nello stesso tempo eleganti...
Immediatamente Kirtal si ritrovò dei tagli a forma di croce sul corpo...
"Cosa mi hai fatto?" domandò prima di cadere in un lago di sangue...
"Ha ucciso il nostro capo! E' un mostro!!" urlarono le guardie.
"Grazie... Ci hai salvati!!"disse una ragazza che, poco prima, era accanto al morto Kirtal.
L'uomo non rispose e si allontanò dall'arena... Non aveva più senso restare lì... Oramai aveva offerto ad Ares le prove del suo valore guerriero... Per cui... doveva andarsene... Diretto verso una nuova città... E quindi una nuova battaglia... Immerso come sempre nel tetro odore della morte...


IV CAPITOLO: Souther Vs Ikan


Vagava per il deserto, avvolto nel suo ampio mantello bianco... Solitario guerriero che oramai aveva consacrato la sua vita ad Ares, possente e feroce dio della guerra... Una vita fatta di battaglie, battaglie, battaglie... Una vita immersa nel tetro odore della morte...
Arrivò in una città... Era deserta, simile ad un villaggio di spettri... Spettri senza anima... Spettri senza sentimenti... Come lo era lui, da quel maledetto giorno di 12 anni fa...
Scacciò dalla mente quel pensiero fastidioso... Oramai lui era un guerriero che aveva scelto di dedicare la sua vita ad Ares... Non poteva assolutamente tornare indietro... E mai lo avrebbe fatto... Perchè... Perchè tornare indietro, per un guerriero, è segno di vigliaccheria e di mancanza di coraggio...
Improvvisamente dei rumori scossero la sua attenzione.
Si recò in direzione dei rumori e arrivò in una piazza abbastanza grande, piena di persone.
Ad un tratto vide la folla aprirsi in due e avanzare centinaia di soldati vestiti come cavalieri del medioevo, armati di lance.
Alcuni di loro portavano in catene una ragazza di circa 21 anni, alta, snella, ma formosa, con lunghi capelli biondi e occhi azzurri, vestita di stracci che, tuttavia, non mortificavano affatto lo splendore della sua bellezza...
Due soldati robustissimi portavano sulle spalle una portantina, con sopra mollemente seduto un uomo di circa 35 anni, alto, snello, ma muscoloso, con lunghi capelli neri e occhi neri.
Indossava una elegante armatura simile a quelle che si portavano nel XVII secolo in Europa durante le parate, e in testa aveva uno strano elmo simile a quello di un vichingo.
"Ma tu guarda che elmo... Dove pensa di stare, in una corrida?" si disse il giovane soffocando a stento una risata...
"Ecco a voi Ikan, il vostro signore... Lodate le sue gesta!!"
"Lode a Ikan!!" urlarono le persone presenti nella piazza inginocchiandosi.
"Miei sudditi... Sono riuscito a catturare il vicecomandante della banda di briganti che stava terrorizzando la città... Ora assisterete alla sua fine... A meno che questa bella signorina non ci dica subito dove sono nascoti gli altri briganti!!" disse Ikan prendendo con due dita il mento della giovane e guardandola in viso.
La ragazza gli sputò in faccia.
"Mai!!Piuttosto la morte!!" urlò.
"Dato che non vuole dirci dove sono gli altri... Beh, saremo costretti a giustiziarla... Avanti spogliatela e legatela!!" gridò con decisione l'uomo.
I due demoni, senza esitare, privarono la giovane degli stracci che indossava e, subito, la legarono ad un palo poco distante.
"Avanti arcieri, posizionatevi dinanzi a lei!!" ordinò Ikan.
Gli arcieri, immediatamente, obbedirono e si posizionarono dinanzi alla ragazza, pronti a scagliarle contro le loro frecce.
"Ora... Uccidetela... Ma che succede?" domandò Ikan.
I guerrieri erano caduti a terra, morti e sui loro petti vi erano delle ferite a forma di croce, sinistri moniti di morte...
"Cosa... Chi è stato?" domandò Ikan.
Un uomo alto, biondo, avvolto in un ampio mantello bianco, apparve.
"Sei stato tu?" domandò.
"Ma che bravo... Hai davvero un ottimo intuito... " rispose il giovane con un sorriso ironico che fece infuriare Ikan... Come poteva un essere tanto insignificante parlargli così? Come poteva!?
"La pagherai per questo... Ora la tua ora è segnata... " rispose Ikan e, rapidamente, si mise in posizione di guardia.
"Lo vedremo... " rispose il giovane preparandosi anche lui a combattere.


V CAPITOLO: Scivolare nelle tenebre


I due contendenti, per qualche istante, rimasero immobili a fissarsi, quasi desiderosi di studiare le intenzioni dell'avversario.
"Qual'è il tuo nome?" domandò Ikan fissando il giovane dai capelli biondi.
"Perchè ti interessa saperlo... Tanto non ti sarà certo utile come lasciapassare per gli Inferi!!" rise il suo avversario.
"E' tutto da dimostrare ragazzo... Dragone di Tenebra!!" urlò Ikan sferrando contro il guerriero un calcio volante che, subito, si tramutò in un dragone di tenebra che avvolse il ragazzo nelle sue spire.
"Accidenti... Ma cosa diamine succede?" mormorò sconcertato il guerriero dai capelli biondi... Un sapore simile a quello delle mandorle amare sentiva nella sua bocca... Un sapore simile al cianuro...
Si portò una mano sul diaframma... Sanguinava copiosamente, come se avesse ricevuto una ferita dall'interno...
"Piaciuto ragazzino? Devi sapere che i colpi di coloro che appartengono alla scuola del Drago delle Tenebre hanno la capacità di fare crollare un uomo, divorando il suo corpo dall'interno grazie a potenti energie di tenebra... " rise Ikan.
Il ragazzo, per qualche minuto, barcollò... Gli sembrava di avere il fuoco nella testa... Quasi... Quasi non riusciva a vedere niente...
Tuttavia non si sarebbe lasciato abbattere... Non sarebbe stato degno di un guerriero, un guerriero che aveva deciso di dedicare la sua vita ad Ares, possente sterminatore di popoli... Avrebbe combattuto, anche a costo della sua vita...
Con un sforzo supremo smise di barcollare e iniziò a concentrarsi... Un'aura color oro iniziò a formarsi intorno al suo corpo... Gli occhi, prima color azzurro, si erano tinti di rosso... Il rosso colore del sangue... Il rosso colore di Ares...
"Sei un buon avversario, ma non basta certamente un così misero attacco per sbarazzarsi di me... " sorrise il guerriero dai capelli biondi.
Spiccò un salto e si portò dinanzi all'avversario e con un movimento delle braccia rapidissimo, disegnò sul petto dell'avversario una croce che si incendiò istantaneamente.
"Volevi sapere il mio nome vero? Beh, non ti servirà a nulla, ma se ci tieni a saperlo te lo dirò... Il mio nome è Souther... " sorrise il guerriero, fissando il suo avversario consumarsi in una sofferenza senza fine.
Quasi subito sentì un forte dolore allo stomaco che lo fece piegare in due, come se fosse stato colpito da una coltellata...  Accidenti, il colpo di quel dannato gli stava procurando un dolore atroce, che si faceva sempre più forte, sempre più forte...
Fece qualche passo, appoggiandosi ai muri delle case e tenendosi una mano sullo stomaco... Con suo grande stupore realizzò che sanguinava... Sanguinava copiosamente... Era evidente... Quel colpo... Quel colpo lo stava uccidendo a poco a poco, procurandogli terribili tormenti...
Si appoggiò ad un muro, respirando affannosamente e chiuse gli occhi... Come se non bastasse avvertiva salire anche una forte febbre che sembrava volergli togliere il dono della ragione...
Dei rumori ovattati giunsero alle sue orecchie... Malgrado la febbre, i suoi sensi di guerriero gli permettevano di sentire rumori a grande distanza...
"Sono uomini armati... " pensò riconoscendo il clamore metallico prodotto dalle armi... Ma chi erano? Chi mai erano? Uomini di quell'idiota con l'elmo simile a quello di un vichingo? E se non erano quelli chi erano? Chi?
Fece qualche passo, barcollante... Sentiva che le forze lo stavano abbandonando del tutto, tuttavia mai avrebbe ceduto... La sua forza di volontà sarebbe andata oltre la sofferenza che il suo fisico sentiva, in quel momento, farsi sempre più insopportabile...
Ad un certo punto sentì un dolore acutissimo. Cadde a terra svenuto, stremato dalle ferite.
"Ma... Maestro... Perdonatemi... " mormorò prima che la sua coscienza stremata precipitasse nelle tenebre.

VI CAPITOLO:Ricordi laceranti


Precipitava... Verso dove? Verso cosa? Non riusciva a comprendere quello che gli stava succedendo... L'unica cosa che vedeva era un terribile buio, di cui non riusciva a comprendere le ragioni...
Improvvisamente una forte luce squarciò la tenebra...
"No... Non è possibile... " mormorò tentando di trattenere la tristezza che sentiva irrompere nel suo animo, come un fiume in piena malamente trattenuto da una diga o da un argine...
Dinanzi a lui v'era una baita di montagna, immersa nel verde di una natura talmente rigogliosa da sembrare un quadretto arcadico... E, intento nell'opera di mungitura di una capra, v'era un uomo anziano... Doveva avere all'incirca 70 anni, tuttavia il tempo sembrava non avere lasciato assolutamente alcun segno sul suo corpo, forte e scattante come quello di un giovane... Solamente il candore dei suoi capelli bianchi e le rughe che segnavano il suo viso tradivano la sua vera età...
E a poca distanza da lui v'era una cesta con dentro un bimbo... Un bimbo dall'aspetto simile a quello di un cherubino...
"Quello... Quello sono io... E quello... Quello è il mio maestro... " sussurrò il giovane... Cosa stava succedendo? Perchè dinanzi a lui vedeva sfilare i suoi ricordi, come dinanzi ad una cinepresa?
"Maestro... " sussurrò sentendo, con la stessa lacerante intensità, il dolore che aveva provato tanti anni prima... Di nuovo... Di nuovo la stessa, dolorosa e terribile sensazione di lacerazione... Gli sembrava di avere ricevuto una ferita dolorosa nell'anima... E, come se non bastasse, gli pareva che qualcuno vi avesse sparso sopra del sale, rendendola ancora più dolorosa...
Non pianse... Per tanto, troppo tempo aveva pianto... Per tanto, troppo tempo il suo animo era stato lacerato dal dolore e dal rimorso...
Improvvisamente l'immagine scomparve in una fantasmagoria di luci... E di nuovo, dinanzi a lui, apparve il ricordo che per tanto, troppo tempo aveva cercato di rimuovere dal suo animo...
Inverno... La pioggia scendeva violenta... Il cielo era squarciato da tuoni e da fulmini simili a immani scimitarre...
Vide, quasi indistinguibile nella pioggia, una figurina esile, anche se muscolosa...
Un triste sorriso incurvò le sue labbra sottili... Quello era lui... Un ragazzino di soli 15 anni... Un ragazzino che ben presto sarebbe diventato un uomo...
Difatti un'altra ombra attaccò il ragazzino... Si vide il giovane schivare l'attacco e poi, con un elegante colpo a croce, colpire il suo avversario...
Vide ancora la gioia che aveva provato... Finalmente, pensava, era diventato un maestro della Sacra Scuola di Nanto... Finalmente i sacrifici che aveva fatto sarebbero serviti a qualcosa...
Si era avvicinato al nemico... E, con suo doloroso stupore, aveva riconosciuto i lineamenti del suo maestro...
Non riuscì a sopportare il ritorno di quel ricordo... Era lacerante... Lacerante come quando aveva 15 anni...
Crollò disperato al suolo... Erano passati 12 anni... Dodici lunghissimi anni da quell'evento che aveva segnato la sua vita... Dodici lunghissimi anni in cui aveva accresciuto la sua esperienza di guerriero... Dodici anni in cui pensava di avere dimenticato i suoi sentimenti... Solamente un sentimento pensava ci fosse nella sua anima... Il piacere della battaglia... Il piacere del sangue di valorosi avversari...
"E invece no... ", i ricordi si erano risvegliati... Vivi... Vivi come quadri barocchi dai sanguigni e vivaci colori... E non solo i ricordi si erano risvegliati... Ma anche i rimorsi... Rimorsi per quello che, malgrado la sua mente non volesse ammetterlo, riteneva fosse colpa sua... Non riusciva a darsi pace per la morte del suo maestro... E per di più... Per di più il ricordo della dolcezza dell'anziano in punto di morte, rendeva ancora più lacerante la sua sofferenza... Come poteva il suo maestro desiderare di morire per mano del suo allievo? Come poteva? Come?... E come aveva potuto uccidere colui che l'aveva allevato, dopo la morte dei suoi genitori...
"Come ho potuto?" si domandò lasciando che la sua domanda si perdesse nell'infinità di una tenebra senza risposta.

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