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Questa lunga intervista, è stata rilasciata dal mitico Buronson lo scorso anno, per promuovere l'uscita della sua ultima fatica dal titolo "Geryuu no Ikizama" (Vivere da reietto). Lo sceneggiatore di Hokuto no Ken si racconta toccando diversi temi, dai suoi anni nelle Forze di autodifesa giapponesi, a quello che non è stato in grado di dire alla persona a cui deve molto, Akio Chiba, morto suicida all'età di 41 anni.

Un grosso grazie a Peter e Fabio per l'indispensabile collaborazione.


buronson-bronson

Il suo pseudonimo deriva dal vigoroso attore Charles Bronson. Proprio due tra i più conosciuti film di Bronson, ovvero "Due sporche carogne - Tecnica di una rapina" (68) e "C'era una volta il West" (68), sono tra i film preferiti del mitico artista giapponese.

Atatatatatata!!!! – Hokuto no Ken è stato un best seller di lungo corso, amato da un vasto pubblico. Pubblicato sul Weekly Jump per 5 anni a partire dal 1983, narra le vicende del 64esimo Successore dell'Hokuto Shinken e dei suoi rivali, collocandosi in un mondo post-apocalittico devastato dalla guerra nucleare. Per celebrare il trentesimo Anniversario di Hokuto no Ken, Buronson ha pubblicato un nuovo lavoro dal titolo "Geryuu no Ikizama" (Vivere da reietto). 

jagi

Sulla cover è raffigurato il più vile dei 4 fratelli di Hokuto, Jagi! Il libro non riguarda Kenshiro, Raoh o Toki bensì la filosofia di sopravvivenza di Jagi. Buronson afferma che in una società stratificata e complessa come quella odierna, la gente dovrebbe seguire proprio l'esempio di questo discutibile personaggio.

Intervistatore - Durante la pubblicazione di Hokuto no Ken, sono stato molto colpito dalla tremenda lotta fratricida tra Kenshiro e Raoh. Rileggendo di nuovo il manga, mi sono soffermato sui rapporti che si sono instaurati tra Kenshiro con Lynn e Burt, sempre più importanti nel dipanamento nella trama e all'insegna di tutti quei fondanti valori caratterizzanti un'autentica famiglia.  Hokuto no Ken è un'opera che può essere guardata da diversi punti di vista e a vario grado di profondità, non trova?

Buronson - Credo sia assolutamente corretto considerare Hokuto no Ken semplicemente come un manga sulle arti marziali. Come autore però, sono molto felice se si riesce a guardare l’opera da diversi punti di vista, come hai fatto tu. Quando lavoravamo su Hokuto no Ken, avevamo delle scadenze da rispettare, al punto da diventare vittime del flusso degli eventi. Non abbiamo deciso intenzionalmente di realizzare una storia così emotivamente travolgente. Siamo arrivati a quel risultato in modo del tutto naturale. Ritengo che la storia assuma un livello di interesse sempre crescente grazie all'intensificarsi dei legami che si instaurano tra i personaggi.

- Leggendo l'opera per la prima volta, sono rimasto colpito dalla creatività narrativa. Tuttavia, paragonandola alla società fortemente stratificata di oggi, non credo possiamo limitarci a considerare la storia come mera finzione.

- Umh… quello che mi sento di dire è che Hokuto no Ken ha venduto davvero tantissimo, ben oltre le più rosee aspettative. Il resto è una conseguenza. Non staremmo qui a parlarne se il manga non avesse venduto così bene. Hokuto no Ken ha avuto molti lettori che a loro volta hanno influenzato l’opera, cambiandola.  È qualcosa di naturale, un manga è davvero un organismo vivente.  Se non te ne prendi cura, o non gli dai l'acqua, appassirà. Devi continuare a dargli nutrimento attraverso nuovi elementi. Ecco perchè è così importante avere lettori. Senza di loro, l'intero lavoro si ridurrebbe al compiacimento di se stessi e non si evolverebbe. Se Hokuto no Ken non fosse stato un successo, non si sarebbe evoluto nell’opera che poi è diventato.

motomiya-hiroshi

L'incontro con il popolare mangaka Hiroshi Motomiya, ha indubbiamente avuto una grande influenza nella vita di Buronson. Ancora oggi lo stesso Motomiya gli dice: "Non avrei mai creduto che qualcuno come te sarebbe potuto divenire l'autore di un’opera di tale calibro" (ride).


- Hokuto no Ken è un best seller con oltre 100 milioni di copie vendute. Prima di raggiungere il successo anche lei conduceva una vita di basso profilo sociale?

- La più misera delle vite misere. Dopo la scuola media, non ho avuto il supporto economico necessario per andare alle superiori. Così, visto che non potevo permettermi di restare senza un lavoro, sono entrato nelle Forze di autodifesa. Quindi si, possiamo dire che mi sono proprio estraniato dalla società (ride). Il mio livello più alto di istruzione è stato la scuola media, da quel momento in poi ho vissuto autonomamente, senza il bisogno di chiedere soldi ai miei genitori.

- Ma nelle Forze di autodifesa lei ha incontrato Motomiya Hiroshi, che aspirava a diventare un pilota e che più tardi avrebbe scritto la popolare opera Otoko Ippiki Gaki Daishou. Questo incontro la portò verso il mondo dei manga.

- Si, non sarei qui oggi se non l'avessi incontrato. Quindi il mio successo come autore di manga non è dovuto solo alle mie forze. Direi che è quello che capita a tutti. Quelli che non sono forti abbastanza per andare avanti, ci riescono solo grazie al supporto di coloro che gli sono vicini. Io ce l'ho fatta proprio per questo, non ci sarei mai riuscito da solo.

- Nel primo volume del manga di Hokuto no Ken si può dire che se Burt non avesse incontrato Kenshiro, sarebbe rimasto un semplice ladruncolo. Un incontro può davvero cambiarti la vita.

- Penso che in questo caso possiamo parlare di fortuna. Lungo il mio cammino non ho trovato solo belle persone. Ho anche avuto a che fare con gente che si è avvicinata a me con parole dolci e poi è scappata via con decine di milioni di miei yen.  Si sono preso i miei soldi e sono scomparsi (risatina amara).

- Gli incontri possono avere un grosso impatto sulle nostre esistenze. Lei ha trovato sulla sua strada persone divertenti ma anche personaggi deplorevoli.

- Fa parte della vita. Ero avido, così ho abboccato all’esca più di una volta (risatina amara). Adesso cerco di trasformare tutto ciò in un’esperienza positiva. Sono umano, quindi ho avuto a che fare anche con situazioni di questo tipo. Un giorno userò queste esperienze negative come materiale di lavoro e mi riprenderò i miei soldi!! (ride)

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- Credevo lei fosse innamorato di Raoh. Sono rimasto sorpreso nel sapere che il dimenticabile Jagi è il suo preferito tra i quattro fratelli di Hokuto.

- Jagi mi somiglia molto. Tra tutti i personaggi di Hokuto no Ken, lui è il più subdolo, il più vigliacco, ma è comunque testardamente orgoglioso. Inoltre non sembra aver avuto una buona educazione. Quando è apparso Jagi ho pensato "Hey! Sono io!!" (ride). Mi rivedo nella sua debolezza e nella sua slealtà. Anche io uso sporchi trucchi per sopravvivere.

- Per essere il suo personaggio preferito, muore abbastanza facilmente per mano di Kenshiro e non compare in nessun flashback.

- Ho pensato a Jagi, perché Kenshiro significa letteralmente "Quarto figlio del Pugno". Quindi avrebbe dovuto avere altri 3 fratelli più vecchi.  Ecco perché Jagi è un personaggio chiave in Hokuto no Ken. Se non avessi ideato Jagi, non avrei creato nemmeno a Raoh o Toki. Ho tirato fuori questi due personaggi dopo (ride). Gli eroi che appaiono sui manga shounen, sono sempre dei supereroi in scala. Ken e Raoh rappresentano proprio quel genere di personaggi di fantasia, dei super uomini. Ma tutti possono diventare Jagi.

- Quindi nel suo nuovo libro "Vivere da reietto" consiglia ai lettori di vivere realisticamente come Jagi, invece di seguire l'esempio romantico di Raoh?

- Esattamente, le differenze tra classi e il pregiudizio fanno parte della nostra società. Non possiamo vivere in una società idealizzata solo perché vogliamo così. È bello essere un reietto. Un essere umano che parte dal basso, guarda verso l'alto nella vita. Non vorresti essere un inferiore per il resto della tua vita, giusto? Lamentarsi della società non cambierà le cose. Perché non chiedere di più? Rischia un po’ di più, cercando di buttare giù quello che sta sopra di te. Basterebbe guardare il mondo da questa prospettiva per iniziare il cambiamento. Non c’è bisogno di vivere come Raoh. Jagi va più che bene. Jagi ha quello che serve per vincere nella vita reale.

- Sta dicendo che viviamo tempi in cui non bisogna preoccuparsi di apparire in un certo modo?

- Non puoi preoccuparti di queste cose se vuoi vincere. C’è sempre qualcuno più forte, bisogna buttarsi nella mischia. Devi pensare a come vincere quando ti confronti con qualcuno più forte. Se non lo fai, resterai sempre una nullità. "Vincere, non importa come!", c’è bisogno di questa convinzione. Credo che questo sia un modo molto umano di affrontare la vita.

buronson-forze-autodifesa-01

- Con le sue parole riesce a rendere Jagi amabile (ride).  Cambiando argomento, Maestro Buronson, lei ha anche realizzato "Doberman Deka" e "Sanctuary", entrambe opere molto virili. Ciò è dovuto ai suoi dieci anni nelle Forze di autodifesa?

- Ho trascorso 7 anni lì… dai 15 ai 22. Gli anni che potremmo chiamare la primavera della mia giovinezza, io li ho trascorsi in un ambiente militare, direi che hanno avuto sicuramente un impatto. È qualcosa che non può essere semplicemente descritta come amicizia tra uomini. È stata un’esperienza molto più profonda, come mangiare dallo stesso piatto, una vita più vicina a quella carceraria (ride).  In quel tipo di mondo c’erano ammirabili senpai, terribili comandanti, amici di cui potersi fidare, strani colleghi. Queste persone hanno lasciato il segno in me e probabilmente hanno trovato la loro strada nelle mie opere. È stato davvero qualcosa di terribile, se il tuo comandante ti diceva che nero era bianco, dovevi essere d’accordo con lui. Un contesto in cui le debolezze umane vengono facilmente a galla.

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- Questo è qualcosa che mi incuriosisce, come si è sviluppato il suo talento come narratore?

- Alle scuole elementari mi piaceva andare in biblioteca. Non leggevo racconti difficili, ma ho letto "20.000 Leghe sotto i Mari" di Jules Verne e "Viaggio al Centro della Terra" e altri lavori che aiutavano a sviluppare la fantasia. Avevamo anche un cinema nel quartiere, in cui ho visto un sacco di films western. La scuola proibiva di andare al cinema, ma io sapevo che l’insegnante non avrebbe fatto il suo giro di controllo nei giorni precedenti ai test,  allora in quei giorni mi intrufolavo audacemente nella sala, in mezzo agli adulti, per guardare i films. La mia più grande forza deve essere stata la mia abilità nel pensare a bugie e scuse (ride). Non ho mai preso fisicamente a pugni qualcuno in prima persona, ma mi arruffianavo il bullo del quartiere e poi andavo in giro dicendo agli altri "Se fai il prepotente con me, dovrai vedertela con il bullo del quartiere". Per questo alla fine la gente cominciò a chiamarmi "uomo pipistrello" o "uomo topo". Era così anche nelle Forze di autodifesa. La sera prima che lasciasse le Forze, Motomiya Hiroshi si mise a inseguire il senpai più crudele con una spada di legno. Io provai a rimanere nascosto, lontano dalla mischia. Un ufficiale che capì quello che stavo facendo, mi disse: "In combattimento, la vostra brigata è quella che verrebbe annientata per prima!". Me lo ricordo ancora oggi (risatina amara).

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- Credo di poter comprendere perchè le piace così tanto Jagi. Nel suo nuovo libro "Vivere da reietto", gli episodi  riguardanti il Sensei Chiba Akio sono davvero memorabili. Egli ha realizzato opere come "Captain" e "Play Ball" che hanno spopolato tra i ragazzi delle scuole medie e superiori dell’epoca, con un enorme impatto sulle loro vite.  

- Quelli erano fantastici titoli sportivi. Devo davvero molto al signor Akio, da ancora prima che diventassi un autore di successo. Lavoravamo nella stessa Mansion (confortevole appartamento giapponese), così quando preparava da mangiare al suo assistente, si preoccupava anche per me.   
Dopo un pò, feci il botto con "Dobermand Deka" e fui travolto dal successo. Mi dicevo "Wow, davvero puoi fare tutti questi soldi con le royalties!?". Una volta mi sono fatto portare in taxi ad Atami, ho detto al tassista di aspettare e dopo aver fatto baldoria tutta la notte, sono tornato a casa con lo stesso taxi. Questa cosa deve averlo colpito molto. Così mi prese da parte e mi disse : "Non ti stai comportando bene ultimamente!". Non mi sarei mai reso conto di quanto fossi cambiato se lui non mi avesse detto quelle parole.  Senza quella conversazione, la mia carriera avrebbe potuto concludersi con quell'unico successo.

Buronson si gode la vita notturna della città. "In questo periodo lavoro 2 giorni e me ne prendo uno di riposo, bevo anche molti Ukon no Chikara (drink simile alla Red Bull, efficace contro il malessere post-sbornia)".                         
WORK HARD, PLAY HARD!!

- Proprio come per il Maestro Chiba Akio, anche il suo stile narrativo è molto profondo.

- Mentre io ero ancora impegnato a fare baldoria, Akio San dava tutto se stesso per disegnare i manga. Era così serio verso il suo lavoro, mi faceva sentire a disagio, penso di essermi dato all’alcohol per questo motivo. A differenza mia, per lui lavorare su un manga è sempre stata un’esperienza traumatica. Ecco perché avrei voluto dirgli "Non starà lavorando troppo?".  In "Vivere da reietto", ho scritto di diversi amici del mondo dei manga che sono morti in battaglia, o meglio che sono morti insieme alle loro opere.  
    
- Si potrebbe dire che l'ideale dei valorosi guerrieri di Hokuto no Ken non è poi così distante dalla realtà.

- Non esiste ambito che non comporti una qualche forma di lotta. Che si tratti del mondo degli affari o di qualsiasi altro settore, devi combattere per vivere. Vinci un contratto e porti a termine il lavoro, questa è un modo di combattere per vivere. Le arti marziali non sono l’unico modo per combattere. Anche il lavoro di scrivania può essere una lotta, dipende da quanto impegno ci metti. Hokuto no Ken non è solo un fumetto di arti marziali, ci ha insegnato a "lottare". Molti lettori hanno provato queste sensazioni leggendolo, ecco perché ha avuto successo. Vivere è combattere.

- Allora lei sta dicendo che quando le cose si fanno troppo dure, è giusto scappare?

- Si. La gente che lavora, ha il diritto di riposarsi. Le persone dovrebbero sentirsi libere di mettere tutto il lavoro da parte e andarsene in un ranch su a Hokkaido come faccio io. Resettate la vostra vita e riprovateci.  

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- È in momenti come questi che bisogna darsela a game come Jagi, vero? Pare che il tempo a nostra disposizione stia per finire. Da amante del cinema western, si è ispirato a Clint Eastwood per Doberman Deka, mentre per Hokuto no Ken si è ispirato a Mad Max 2… c’è qualche film recente che le è piaciuto in modo particolare?  

- Non sono un grande appassionato dei films di oggi, pieni di computer grafica 3D... mi danno fastidio agli occhi. Negli ultimi tempi, non ho avuto la fortuna di imbattermi in un buon film western. Diciamo che sono stato più fortunato nel periodo lavorativo durante il quale ho potuto conoscere films del calibro di "Dirty Harry" e "Mad Max 2". Nelle mie opere doveva esserci solo la giusta dose di scippi (ride). Negli ultimi tempi pare che l'archetipo dell’anti-eroe sia tornato di moda a Hollywood, forse dovrei dedicarmi a qualcosa in cui inserire un personaggio alla Jagi. Sono un amante dei films di Hollywood sin dall’infanzia e riuscire ad attirare l’attenzione di qualche produttore cinematografico, con una mia opera, rappresenterebbe la realizzazione del un sogno di tutta una vita.


Buronson (武論尊)

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Nato nella Prefettura di Nagano nel 1947. Dopo essersi diplomato alla scuola media, si è arruolato nelle Forze di autodifesa. Ha lavorato come assistente presso lo studio di Motomiya Hiroshi ma venne licenziato perché giocava sempre a mahjong. L'editore che lavorava con Motomiya, gli diede un'altra possibilità e nel 1972 Buronson ha debuttato come sceneggiatore di manga. Da quel momento in poi, sono arrivati successi come "Doberman Deka" e "Hokuto no Ken" e più tardi titoli del calibro di "Phantom Burai", "Dr. Kumahige", e "Sanctuary" scritti con lo pseudonimo di Fumimura Shou.
Dopo il Trentesimo Anniversario di Hokuto no Ken, nel marzo 2013, ha lanciato il suo primo romanzo dal titolo "Omae wa Mou Shindeiru?" e ora a luglio ecco il lavoro successivo  "Vivere da reietto".


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