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norman mozzato intervista

Con gransissimo piacere pubblichiamo questa intervista al Maestro Norman Paolo Mozzato, attore, doppiatore e speaker, ma anche docente di Storia e Linguaggio Cinematografico presso l’Istituto Professionale Cine-TV Roberto Rossellini di Roma.
La sua voce è rimasta nel cuore dei fans di Ken il guerriero, perché è stata quella dell'avversario per eccellenza di Kenshiro, ovvero Raoul (Raoh). Attraverso il suo racconto, il Maestro ci fa fare un bel viaggio nel tempo, riportandoci ai giorni in cui si lavorava (tra mille difficoltà) al doppiaggio della Serie TV.

1) Iniziamo con un classico: come si descriverebbe dal punto di vista umano? Che tipo di persona è Norman Mozzato?
Lasciamo stare il "classico" chi è Norman Mozzato ovvero il romanzo della mia vita scritto da me nel confessionale. Ecco questa, che sembra una domanda facilissima, è in effetti una vera domanda impossibile almeno per ora.
2) Come si è avvicinato al mondo del doppiaggio? Era ciò che sognava di fare fin dall’inizio? Si sente più attore o doppiatore?
Come sono arrivato al mondo del doppiaggio?
Beh, non ci sono mai arrivato, non sono mai entrato cioè a far parte di una cooperativa o di un gruppo di doppiaggio stabile come avveniva e ancora avviene; ero e resto un precario, con lavoro occasionale. La causa prima: la mia voce. Troppo imbarazzante, troppo " importante" per ruoli secondari, tanto che quando si faceva il mio nome in una cooperativa o in una società di doppiaggio (diretta magari da un collega divenuto imprenditore), per propormi come nuovo candidato ad una collaborazione continuativa con prospettive di carriera, (era come proporre al diavolo l'acqua santa) si alzava immediatamente la barriera dei veto incrociati dei protagonisti abituali: Mozzato? nemmeno per i brusii.
Ho sempre rifiutato poi di doppiare i film porno. E questa è sempre stata la porta classica per cominciare nel doppiaggio e diventare un frequentatore delle sale di doppiaggio.
E l'ultima ragione importante era che molti dei direttori e adattatori dialoghi purtroppo erano e sono dei veri e propri analfabeti di ritorno e se mi capitava, e capitava spesso per il tipo di voce-educata, un personaggio come un professionista che secondo loro poteva parlare tranquillamente come uno che aveva al massimo la terza elementare, ecco che Mozzato si trasformava in uno stracciapalle all'ennesima potenza. Sono sempre stato, senza essere un nazionalista, uno scomodissimo difensore della lingua italiana, faccia e cuore della nostra cultura nazionale.
Avrei fatto volentieri il doppiaggio, ma queste tre ragioni mi hanno reso la vita impossibile. e il mondo del doppiaggio inaccessibile.
Ho fatto invece molta radio. Uno degli autori e dei registi, uno dei grandi, con i quali ho sempre lavorato moltissimo è stato Carlo Rafele. Negli ultimi anni Carlo lavorava per RAI-International soprattutto e si andava negli studi RAI di Napoli . Ma abbiamo girato con lui praticamente tutti gli studi di registrazione RAI della penisola, da Torino, Milano, Trieste, a Napoli e Cagliari.
Si, amo molto la radio al punto da ritenermi un attore prevalentemente radiofonico. Oltre che teatrale, naturalmente. Ma sono due mezzi molto diversi.

mozzato raoul
5) Vuole condividere qualche ricordo con noi sul doppiaggio della serie TV di Ken il guerriero? Chi la scelse come doppiatore di Raoul? Qual è stato l’aspetto più difficile su cui ha dovuto lavorare?
Vi parlerò della mia esperienza durante il doppiaggio di Raoul e degli altri personaggi della serie di Ken.
Certo il più importante e anche il più faticoso è stato Raoul.
Ma intanto due parole sui bravissimi colleghi Alessio e Daniela (Alessio Cigliano e Daniela Caroli). Abbiamo lavorato naturalmente spesso insieme e spesso quello dei nostri personaggi che "parlava di più", che aveva le battute più lunghe, era il mio soprattutto e poi Ken, di solito però molto più laconico di Raoul che invece si profondeva in lunghissime spiegazioni. E Alessio devo riconoscerlo era molto più bravo di me con il sinc. Probabilmente il suo personaggio aveva avuto anche un adattamento dialoghi più facile e quindi per questo procedeva molto spedito in sala. Beato lui! Ricordo che la cosa che rendeva più faticoso il doppiaggio era il fatto che Bruno (Cattaneo, un collega), direttore di doppiaggio e appaltatore della serie, per risparmiare, oltre ad avvalersi della collaborazione tecnica di tutta la sua famiglia, tutti inesperti che si stavano facendo le ossa su quella serie, aveva pensato bene di eliminare un passaggio fondamentale nell'edizione del nostro lavoro: la post-sincronizzazione. Complicando così orribilmente la vita agli attori e a me soprattutto. Ciò significava semplicemente che il nostro doppiaggio doveva essere preciso e perfettamente sincronizzato fin da subito e che quindi tanto per cominciare, prima di doppiare le pagine infinite delle battute di Raoul, per esempio, il direttore ed io in piedi per ore al leggio, dovevamo fare in modo che le "labiali" (le consonanti m,b,p,f, etc. che sono quelle che si vedono di più) in italiano corrispondessero a quelle in giapponese, ma soprattutto che l'inizio delle lunghissime frasi, le pause e le durate fino al punto finale, fossero molto precise. Tenete conto poi che i personaggi dei cartoni animati non sono attori, non hanno bisogno di respirare come le persone in carne ed ossa. E quante volte per correggere un errore di lunghezza o una poggiatura di troppo o per seguire un giro di frase troppo complicato e involuto che il traduttore o l'adattatore dialoghi (Bruno stesso o un suo famiglio) non avevano per la troppa fretta curato di evitare, bisognava, non importa a che punto fossimo della battuta, ricominciare tutto daccapo. Certo chi aveva le battute più brevi come Alessio passava spesso più tempo a dormire su una sedia nella sala semibuia che al leggio, aspettando che Raoul finisse. Oggi, ma già anche allora se ben ricordo, questo tipo di doppiaggio più complicato si risolve lavorando su colonne separate, ogni personaggio ha la sua colonna. E l'adattatore dialoghi che rielabora la traduzione italiana dal giapponese, adattandola alle lunghezze e alle intonazioni dei personaggi delle immagini, pagato di solito una miseria, deve essere comunque un esperto e veloce nel lavoro per guadagnare quattro soldi, e preciso per evitare lunghe e dispendiose rielaborazioni in sala, ma l'adattatore era Bruno stesso e quella sala era a buon mercato e in piedi al leggio c'ero io che la sera non avevo più gambe. Poi però per mettere tutti i personaggi, tutte le colonne separate insieme, occorre un periodo di lavorazione successivo al doppiaggio vero e proprio, quello della post- sincronizzazione appunto, con un tecnico specializzato e piuttosto caro. Tagliato! Tagliato tutto questo sperpero di denaro! La sala quindi era a poco prezzo, gli attori colleghi e amici che come me avevano gran bisogno di lavorare e non dovevano fare troppo gli schizzinosi, l'assistente di sala - la moglie di Bruno, una francesina che pretendeva di insegnare a noi italiani come pronunciare la nostra lingua, Bruno stesso - direttore, e il tecnico un giovane piuttosto inesperto e che aveva pure lui gran bisogno di lavorare e quindi molto disponibile. E i tempi di lavoro, tre turni di tre ore al giorno erano..."a finire" perché la puntata doveva andare in onda.
Detto questo capirete se vi dico che quello è stato il doppiaggio più faticoso, anche fisicamente, che abbia mai fatto. E che , molti anni dopo, quando si rivelò improvvisamente e inaspettatamente una mitica realizzazione con un vasto pubblico di appassionati, avevo già fatto in tempo a seppellirla nel dimenticatoio. C'era, devo comunque riconoscerlo, anche una certa soddisfazione nel compiere finalmente tutto d'un fiato il lungo slalom di una megagalattica battuta di Raoul, senza sentire la voce del direttore o della sua assistente insegnante di italiano, che ti bloccavano per rifare tutto daccapo.
Insomma questa lunghissima dissertazione sul doppiaggio e la difficoltà di non avere una post-sincronizzazione, ve la siete voluta.

La ringrazio infinitamente per la disponibilità Maestro.
Grazie a te.



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